Un rischio poco visibile ma molto concreto: la responsabilità solidale tra professionisti
Nel mondo dell’ingegneria moderna, lavorare in team è diventata la norma. I progetti, soprattutto quelli più ambiziosi e articolati, richiedono il contributo di più figure tecniche: architetti, ingegneri strutturali, impiantisti, geologi, direttori lavori, coordinatori per la sicurezza. Ma pochi professionisti si rendono conto che, dietro questa collaborazione, si nasconde un rischio rilevante e spesso trascurato: la responsabilità solidale.
Per un ingegnere, questo significa che anche in assenza di un errore diretto, può trovarsi coinvolto in una richiesta di risarcimento per un danno causato da un altro professionista, semplicemente perché ha partecipato al progetto o ha apposto la propria firma sul documento tecnico. Un rischio difficile da prevedere ma che, se non correttamente assicurato, può avere conseguenze devastanti a livello economico e legale.
Che cos’è la responsabilità solidale nei progetti professionali
La responsabilità solidale è un principio previsto dal nostro ordinamento secondo cui, quando un danno è causato da più soggetti, ognuno di loro può essere chiamato a rispondere per l’intero ammontare, indipendentemente dalla misura effettiva della propria colpa.
Applicata ai progetti tecnici, significa che se un cliente subisce un danno – per esempio un vizio costruttivo o un errore progettuale – può decidere di rivalersi su uno qualunque dei professionisti coinvolti, spesso scegliendo quello che appare più solvibile o più facilmente rintracciabile, indipendentemente da chi abbia davvero commesso l’errore.
Per l’ingegnere questo si traduce in un’esposizione continua, soprattutto se ha un ruolo coordinatore, o se firma elaborati condivisi.
Esempi concreti: quando il danno lo paga chi non ha sbagliato
Immagina un progetto edilizio in cui l’ingegnere redige il calcolo strutturale, l’architetto si occupa del disegno e un terzo professionista cura la direzione lavori. A lavori ultimati, si verifica un danno a una trave portante dovuto a un errore progettuale.
Il committente non sa con esattezza di chi sia l’errore e, per semplicità, decide di citare in giudizio tutti i professionisti coinvolti. Oppure, ancora più frequentemente, cita solo l’ingegnere, perché è il più facilmente individuabile o economicamente affidabile.
In queste situazioni, l’ingegnere può trovarsi a dover pagare il danno, salvo poi rivalersi – con esiti tutt’altro che scontati – sugli altri colleghi coinvolti. Non solo: dovrà sostenere costi legali, consulenze, eventuali CTU, anche solo per dimostrare la propria estraneità ai fatti.
L’assicurazione professionale è davvero sufficiente?
La domanda che molti ingegneri si pongono è: la mia polizza RC copre anche questi casi? La risposta è: dipende dalla polizza.
Non tutte le assicurazioni per ingegneri includono in automatico la copertura per responsabilità solidale. In molte soluzioni low cost o standard, questa clausola è assente, oppure è presente con limitazioni molto restrittive, come franchigie elevate, esclusioni in caso di collaborazioni non formalizzate o coperture solo per danni diretti.
Una polizza completa, invece, deve offrire:
- Copertura per danni causati da soggetti terzi in progetti condivisi
- Protezione anche in assenza di colpa diretta
- Estensione a collaborazioni formali e informali
- Spese legali e peritali incluse, sia in ambito civile che penale
In particolare, è fondamentale che la compagnia non escluda a priori le attività svolte in RTP (raggruppamenti temporanei di professionisti) o in studi associati, situazioni sempre più frequenti nel lavoro tecnico quotidiano.
La clausola “responsabilità solidale”: come funziona davvero
La clausola assicurativa che tutela l’ingegnere in questi casi è detta solitamente “responsabilità solidale con altri professionisti” oppure “responsabilità congiunta o concorrente”.
Questa garanzia opera quando l’ingegnere è chiamato in causa per danni derivanti da errori di altri tecnici, ma legati a un progetto di cui ha fatto parte o che ha approvato.
Alcuni aspetti da considerare con attenzione:
- Deve essere esplicitamente menzionata nel contratto assicurativo
- Va attivata con dichiarazione di incarichi condivisi, se richiesto dalla compagnia
- Deve includere anche l’eventuale regresso verso altri colleghi
- Non deve prevedere limiti eccessivi su massimali e franchigie
Una buona compagnia, inoltre, può offrire consulenza legale già nella fase pre-contenzioso, riducendo il rischio di escalation del problema.
Come tutelarsi davvero: prevenzione e assicurazione adeguata
La gestione del rischio solidale non è solo una questione assicurativa. Richiede anche una buona dose di attenzione preventiva, a partire dalla fase contrattuale. Ecco alcune buone pratiche:
- Formalizzare sempre le collaborazioni, anche se amichevoli
- Definire con chiarezza ruoli e competenze nel progetto
- Conservare tutte le comunicazioni scritte, verbali di riunione, bozze tecniche
- Richiedere sempre che anche i colleghi siano assicurati
- Verificare periodicamente le clausole della propria polizza
Ma soprattutto: non accontentarsi di una polizza base. L’investimento in una copertura più completa può fare la differenza tra una contestazione gestita serenamente e un disastro economico e reputazionale.
Conclusioni: l’ingegnere moderno deve proteggersi anche dagli errori altrui
Nel contesto professionale attuale, fatto di incarichi multidisciplinari, appalti integrati, lavori pubblici e privati, il rischio di essere coinvolti in responsabilità condivise è sempre più alto.
L’ingegnere non può più pensare che “tanto l’errore non è mio”. In caso di sinistro, la legge può colpire anche chi ha operato correttamente, solo per la sua partecipazione al progetto.
La soluzione? Una polizza RC professionale solida, pensata non solo per coprire i propri errori, ma anche per proteggere il professionista dagli effetti collaterali del lavoro di squadra. Un investimento indispensabile per chi vuole esercitare con serenità e responsabilità.

