Bitcoin e i Dazi: Alta Volatilità e Comportamento da Titolo Tecnologico

Bitcoin: fra volatilità, accumulo e identità in trasformazione

Una fase di transizione per il re delle criptovalute

Il mercato delle criptovalute continua a vivere una fase particolarmente complessa, dominata da forti oscillazioni di prezzo, incertezza macroeconomica e crescenti differenze di approccio tra investitori a breve e lungo termine.

In questo contesto, spiccano le parole di Ayush Tripathi, Research Analyst Europe presso Bitwise Asset Management, che in una recente nota ha offerto una lettura interessante di ciò che sta accadendo:

“Chi vede Bitcoin solo come uno strumento di guadagno rapido potrebbe inconsapevolmente venderlo a chi lo considera una riserva di valore per il futuro.”

Una frase semplice ma potente, che evidenzia uno dei grandi paradossi del momento: mentre molti trader si affrettano a vendere, altri – più pazienti e strategici – stanno costruendo posizioni importanti su BTC, con una visione di lungo periodo.

Il ruolo della geopolitica nella volatilità dei mercati

I dazi di Trump e il riflesso sul Bitcoin

A scatenare l’ultima ondata di turbolenza è stata la politica commerciale dell’ex presidente Donald Trump, che ha annunciato nuovi dazi doganali, innescando una reazione a catena sui mercati internazionali. L’effetto si è fatto sentire anche sul fronte cripto, con un’impennata della volatilità.

Il prezzo del Bitcoin ha registrato movimenti rapidi e imprevedibili, attestandosi attualmente attorno agli 85.579 dollari, in ripresa rispetto al recente minimo di 75.000 dollari. Tuttavia, non si tratta di un rimbalzo strutturale, quanto piuttosto di un “rally di sollievo“, legato a ricoperture di posizioni short.

“Il sentiment resta fragile. Il movimento al rialzo è stato guidato più da dinamiche speculative che da una reale fiducia nel mercato”, chiarisce Tripathi.

In questo momento, Bitcoin continua a essere percepito da molti come un asset tecnologico ad alta volatilità, e non ancora come un bene rifugio in senso tradizionale, come l’oro.

Bitcoin vs Nasdaq: chi vince la sfida della performance?

Una crescita relativa, ma significativa

Nonostante le incertezze, Bitcoin ha ottenuto una performance notevole negli ultimi 12 mesi, con un aumento del 29,99% in dollari. Un risultato che mette in ombra il Nasdaq Composite, salito appena del 5,28% nello stesso periodo.

Questa differenza evidenzia la capacità di Bitcoin di sovraperformare in determinati contesti, soprattutto in fasi di elevata iniezione di liquidità nei mercati finanziari.

“Bitcoin sta ancora cercando una sua identità definitiva: non è completamente risk-off, ma è sempre più considerato dagli investitori di lungo termine come un’alternativa agli strumenti tradizionali nei momenti di crisi sistemica”.

Oro vs Bitcoin: due strategie diverse

Il confronto con l’oro, salito recentemente ai suoi massimi storici, è illuminante. Se da un lato il metallo giallo ha beneficiato della sua consolidata reputazione come bene rifugio, dall’altro Bitcoin non ha ancora acquisito quella stabilità e quella fiducia diffusa che lo renderebbero un’alternativa diretta.

Eppure, qualcosa si muove. Il fatto che oltre il 63,4% dell’offerta totale di Bitcoin non si sia mossa da più di un anno è un chiaro segnale di fiducia da parte dei cosiddetti long-term holders. Questo tipo di investitori non cerca guadagni rapidi, ma una protezione contro eventuali fallimenti sistemici o politiche monetarie espansive estreme.

Analisi del contesto macro: tra inflazione e disavanzo

Un’economia sospesa tra crescita lenta e deficit record

Il quadro macroeconomico globale è tutt’altro che rassicurante. Da un lato, l’inflazione sembra finalmente rallentare dopo mesi di tensione. Dall’altro, la crescita economica è stagnante e gli indici PMI segnalano una contrazione in molti settori industriali.

Negli Stati Uniti, la situazione è aggravata da un problema sempre più pressante: il disavanzo di finanziamento del Tesoro USA, che potrebbe toccare i 4,5 trilioni di dollari entro la fine dell’anno, secondo stime pubbliche del U.S. Department of the Treasury.

“Queste pressioni fiscali – osserva Tripathi – potrebbero costringere la Federal Reserve e le autorità politiche a invertire la rotta e adottare nuove politiche monetarie accomodanti”.

Ed è proprio in questi momenti che Bitcoin mostra tutto il suo potenziale: storicamente, nei periodi di espansione della liquidità, ha spesso sovraperformato tutti gli altri asset risk-on.

Flussi settimanali: Bitcoin in sofferenza, altcoin miste

Bitcoin guida i deflussi, ma il saldo resta positivo

Nel report settimanale di CoinShares, leader europeo negli investimenti in asset digitali, si evidenzia un dato allarmante: la scorsa settimana Bitcoin ha subito deflussi netti per 751 milioni di dollari. Si tratta del peggior dato tra tutti gli asset digitali.

Tuttavia, su base annuale il saldo rimane positivo, con 545 milioni di dollari di afflussi totali, a conferma che il trend di lungo periodo non è stato completamente compromesso.

Anche il prodotto short-Bitcoin ha mostrato deflussi pari a 4,6 milioni, indicando una certa riduzione dell’interesse speculativo ribassista.

Ethereum, Solana e le altre criptovalute: luci e ombre

Dopo Bitcoin, è Ethereum a registrare il secondo peggior dato settimanale, con deflussi di 37,6 milioni di dollari. A seguire:

  • Solana: -5,1 milioni
  • Aave: -0,78 milioni
  • Sui: -0,58 milioni

Allo stesso tempo, alcune altcoin minori hanno mostrato resilienza, registrando flussi positivi:

  • XRP: +3,5 milioni
  • Ondo: +0,46 milioni
  • Algorand: +0,25 milioni
  • Avalanche: +0,25 milioni

Questi dati indicano un mercato ancora frammentato, in cui l’interesse degli investitori si sposta velocemente da un asset all’altro, cercando opportunità nel breve termine ma mantenendo aperta una visione di lungo periodo su specifici progetti.

Bitcoin è a un bivio

Il mercato di Bitcoin e delle criptovalute è oggi al centro di una trasformazione profonda. Da asset estremamente speculativo, sta lentamente cercando di evolversi in un bene rifugio moderno, pur restando esposto agli umori dei mercati globali e alle politiche monetarie internazionali.

Gli investitori si dividono tra chi vende per paura e chi accumula con convinzione, leggendo nel Bitcoin non solo uno strumento finanziario, ma anche una copertura contro l’instabilità economica e geopolitica.

Il futuro di Bitcoin, dunque, dipenderà da molte variabili: dalle decisioni delle banche centrali, dalle tensioni internazionali, ma soprattutto dalla fiducia degli investitori che, come mostrano i dati, stanno diventando sempre più pazienti e strategici.

Fonte: a cura della Redazione di KTS Finance, info@ktsfinance.com

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