Giovedì nero per le Borse mondiali: crolli dopo l’annuncio dei dazi
L’annuncio dei nuovi dazi ha scosso i mercati globali, superando le attese degli analisti e innescando un’ondata di vendite su tutte le principali piazze finanziarie. Dopo aver affossato i listini asiatici, il sentiment negativo si è esteso all’Europa, alimentando il timore di una possibile recessione globale.
Borse europee in forte calo
I principali listini europei hanno aperto in netto ribasso:
- Francoforte: -2,4%
- Parigi: -2,15%
- Londra: -1,43%
- Milano: inizialmente a -2%, poi ha accentuato il calo
Il comparto bancario è tra i più penalizzati: Bper (-4,6%), Unicredit (-4%) e Popolare Sondrio (-3,8%) registrano forti perdite. Vendite consistenti anche su Prysmian (-3,9%), Tenaris (-3,8%) e Stm (-3%).
Si distinguono in positivo Terna (+1%), A2a (+0,9%), Campari (+0,7%) e Ferrari (+0,5%).
Lo spread e i rendimenti
Lo spread Btp-Bund si mantiene stabile a 112 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,75%.
Il commento degli analisti
Secondo Adam Hetts, Global Head of Multi-Asset di Janus Henderson, i nuovi dazi di Donald Trump rappresentano una strategia di negoziazione tattica, che potrebbe mantenere i mercati sotto pressione per un lungo periodo. Tuttavia, esiste la possibilità che l’amministrazione statunitense riveda le tariffe al ribasso, anche se l’incertezza rimane elevata.
Hetts sottolinea inoltre che il recente rimbalzo dell’S&P 500, favorito da un buon dato sull’occupazione, dimostra che l’economia americana è ancora sotto i riflettori. Tuttavia, i prossimi dati macroeconomici saranno cruciali per determinare le prospettive future.
Mercati asiatici sotto pressione
La Borsa di Tokyo ha chiuso in forte ribasso, penalizzata dai timori per l’impatto dei nuovi dazi statunitensi sul commercio globale e dal rafforzamento dello yen. L’indice Nikkei ha ceduto il 2,77%, toccando i minimi degli ultimi otto mesi, con una perdita di 989 punti.
Sul mercato valutario, lo yen si rafforza, tornando ad essere un bene rifugio:
- Dollaro/Yen: 147,20
- Euro/Yen: 161,50
Oro in rialzo, dollaro in calo
Il clima di incertezza ha spinto gli investitori verso l’oro, che ha raggiunto un nuovo massimo nella notte, toccando quota 3.167 dollari per poi ritracciare leggermente a 3.131,97 dollari (+0,5%).
Sul fronte valutario, il dollaro perde terreno contro le principali divise, con l’euro che risale sopra la soglia di 1,09 dollari. Il franco svizzero segna il massimo di quattro mesi a 0,8754 per dollaro.
Le preoccupazioni degli esperti
Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, i mercati hanno reagito negativamente perché i dazi imposti da Trump sono stati superiori alle attese e hanno colpito un’ampia gamma di beni.
L’aumento dei prezzi negli Stati Uniti potrebbe spingere l’inflazione al rialzo, complicando le mosse future della Federal Reserve. In questo contesto, i mercati hanno ridimensionato le attese di tagli dei tassi d’interesse nel 2025, almeno fino alla riunione di luglio della Fed.
Diodovich avverte che l’attuale politica commerciale potrebbe aumentare il rischio di una recessione tecnica nei prossimi trimestri, specialmente se la Fed sarà costretta a mantenere un approccio restrittivo.
Settori più colpiti
Tra i più penalizzati figurano:
- Settore auto: la tariffa del 25% su veicoli e ricambi ha spaventato produttori come Ford, General Motors e Tesla.
- Tecnologia: aziende come Nvidia, Apple e AMD, fortemente dipendenti da componenti cinesi, rischiano una compressione dei margini di profitto.
L’incertezza sulle ritorsioni commerciali da parte di altri paesi potrebbe alimentare ulteriori turbolenze sui mercati finanziari.
Wall Street e il rischio di una frenata economica
Nel premercato, Wall Street registra un forte sell-off:
- S&P 500: -3%
- Dow Jones: -2,2% (-935 punti)
- Nasdaq: -3,45% (-680 punti)
Secondo Chris Iggo, CIO di AXA IM Core, l’attuale scenario sta aumentando la volatilità dei mercati, con revisioni al ribasso per la crescita economica degli Stati Uniti e per gli utili aziendali.
Iggo sottolinea che, se le aspettative di crescita continueranno a deteriorarsi, la Fed potrebbe essere costretta a tagliare i tassi prima del previsto. Nel frattempo, i rendimenti delle obbligazioni USA a 10 anni potrebbero scendere sotto il 4%, accentuando il movimento dei flussi finanziari verso asset più sicuri.


