Guerra dei dazi: scattano le tariffe reciproche, in Cina imposte fino al 104%. Crollano le Borse, affonda il Nikkei

Tensioni commerciali: gli Stati Uniti rilanciano con dazi su 60 Paesi

Il commercio globale entra in una fase di forte instabilità. A partire dal 9 aprile 2025, l’amministrazione statunitense ha dato il via a un nuovo pacchetto di dazi doganali applicati su beni provenienti da ben 60 Paesi. Le tariffe, che vanno da un minimo dell’11% fino a un massimo del 50%, segnano un importante ritorno al protezionismo economico in nome della sicurezza nazionale e dell’interesse strategico americano.

Tuttavia, è il trattamento riservato alla Cina ad attirare l’attenzione internazionale: una tariffa punitiva del 104% sulle esportazioni cinesi rappresenta un messaggio chiaro, che rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra le due potenze economiche.

Obiettivo Cina: la nuova fase dello scontro commerciale

Una risposta dura a politiche considerate sleali

Secondo fonti interne alla Casa Bianca, la decisione di colpire in modo così severo la Cina nasce dalla convinzione che Pechino abbia aggirato per anni le regole del commercio internazionale, adottando pratiche scorrette come il sostegno pubblico ad aziende strategiche e l’accesso forzato a tecnologie occidentali.

Il nuovo pacchetto di dazi è dunque pensato come strumento di pressione affinché la Cina cambi approccio, soprattutto su questioni come proprietà intellettuale, concorrenza e trasparenza normativa.

La replica cinese: resistenza e contromisure

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il Ministero del Commercio cinese ha definito l’iniziativa statunitense come un atto di aggressione economica, promettendo un piano di rappresaglie mirate contro beni statunitensi strategici. Tra le misure ipotizzate figurano restrizioni all’import di beni agricoli, penalizzazioni per le aziende tech americane e incentivi per la produzione interna.

Crollano le borse: mercati nervosi e volatilità alle stelle

Reazione immediata in Asia

L’annuncio delle nuove tariffe ha provocato una reazione a catena nei mercati finanziari, soprattutto in Asia. La Borsa di Tokyo ha chiuso in netto calo, trascinata giù da forti vendite sui titoli automobilistici e industriali. Anche Hong Kong Exchange ha registrato perdite consistenti, mentre Shanghai Stock Exchange, sorprendentemente, ha mostrato una certa tenuta, favorita da voci di un imminente intervento del governo per sostenere la domanda interna.

Gli investitori corrono ai ripari

Gli operatori finanziari stanno mostrando segnali di crescente nervosismo. Le strategie di investimento si stanno spostando verso asset più sicuri, come oro e valute rifugio, mentre si osserva un calo nella fiducia nei confronti dei mercati azionari globali. Il rischio sistemico percepito aumenta, anche a causa dell’incertezza su quanto durerà questa fase di tensione geopolitica.

TSMC sotto pressione: l’America vuole i chip in casa

Nuove richieste a Taiwan

Contemporaneamente all’introduzione dei dazi, il presidente Trump ha aumentato le pressioni su TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), il maggior produttore mondiale di semiconduttori con sede a Hsinchu. L’azienda, già impegnata nella costruzione di nuovi impianti in territorio statunitense, si è vista recapitare un messaggio netto: più produzione in America o dazi del 100% sui chip importati.

Sovranità tecnologica al centro della strategia USA

Questa mossa si inserisce in una visione più ampia, in cui la tecnologia è considerata un pilastro della sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti vogliono ridurre drasticamente la propria dipendenza da fornitori stranieri, soprattutto per componenti strategici come i semiconduttori, fondamentali in settori che vanno dalla difesa all’automotive.

Prospettive economiche: dove stiamo andando?

Cosa pensano gli analisti

Gli esperti concordano sul fatto che ci stiamo muovendo verso un’epoca di forti instabilità economiche. Se da un lato il protezionismo può portare vantaggi temporanei ad alcune filiere locali, dall’altro rischia di generare inflazione, rallentamento della crescita e tensioni diplomatiche persistenti.

Secondo UBS Global Wealth Management, è probabile che la volatilità dei mercati continui anche nelle prossime settimane, in attesa di sviluppi politici e legali. Alcuni analisti prevedono anche una possibile riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve per limitare il danno economico generato dalle tensioni internazionali.

L’Europa osserva, ma potrebbe reagire

Anche l’Unione Europea sta monitorando da vicino la situazione. Alcuni Paesi membri si stanno preparando a una possibile controffensiva diplomatica o commerciale, nel caso in cui le tariffe americane colpiscano anche le esportazioni europee. L’ipotesi di una revoca delle esenzioni per settori strategici, come quello farmaceutico o dei semiconduttori, inizia a diventare concreta.

Protezionismo e rischio di frammentazione globale

Quello che stiamo osservando non è solo un conflitto commerciale, ma il possibile inizio di un nuovo ordine economico internazionale. Con la crescente volontà degli Stati di riportare la produzione entro i propri confini, la globalizzazione sembra perdere terreno, sostituita da logiche di autonomia strategica e rivalità tra blocchi.

Se da una parte gli Stati Uniti cercano di proteggere i propri interessi interni, dall’altra il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso di ritorsioni, perdita di fiducia e frammentazione dei mercati.

Fonte: a cura della Redazione di KTS Finance, info@ktsfinance.com

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