Tesla blocca gli ordini in Cina: una scelta strategica o sintomo di crisi?
Una decisione inaspettata che alimenta i dubbi
Tesla ha di recente interrotto la possibilità di ordinare i modelli Model S e Model X in Cina, rimuovendoli sia dal sito ufficiale che dall’app WeChat, uno degli strumenti più utilizzati dai consumatori cinesi. Nessuna motivazione ufficiale è stata rilasciata, alimentando un’ondata di speculazioni tra analisti, investitori e osservatori del settore.
Non è la prima volta che Tesla agisce in modo non convenzionale, ma la mancanza di trasparenza in un mercato così strategico solleva interrogativi. La Cina rappresenta uno dei bacini più importanti per l’elettrico a livello mondiale, e questa mossa potrebbe indicare problemi più profondi rispetto a una semplice ristrutturazione logistica.
Guerra commerciale USA-Cina: un nodo sempre più stretto
Dazi alle stelle e tensioni crescenti
L’elemento che più frequentemente viene citato come causa scatenante è il peggioramento delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che hanno visto l’imposizione di dazi progressivamente più alti. Attualmente, alcune merci cinesi importate negli USA sono soggette a un’imposizione tariffaria fino al 145%, una soglia che incide in modo significativo anche sul mercato automobilistico.
Il timore di ritorsioni o di nuove restrizioni potrebbe aver spinto Tesla a limitare le esportazioni di veicoli prodotti all’estero, focalizzandosi invece su modelli fabbricati localmente, come la Model 3 e la Model Y, assemblate nella Gigafactory di Shanghai.
Strategia o segnale d’allarme? Il contesto produttivo
Le differenze tra veicoli importati e fabbricati in loco
Le Model S e Model X sono modelli di fascia alta, prodotti negli stabilimenti Tesla di Fremont (California) e nei Paesi Bassi. A differenza della Model 3 e della Model Y, questi veicoli devono essere esportati in Cina, con costi aggiuntivi legati al trasporto e ai dazi doganali.
Questo rende i modelli premium meno competitivi rispetto a quelli costruiti sul suolo cinese, dove Tesla può sfruttare una catena di fornitura locale e abbattere i costi. La sospensione degli ordini, quindi, potrebbe anche essere una mossa per ridurre perdite su veicoli divenuti troppo costosi da vendere in un mercato ultra competitivo.
Crollano le vendite in Cina: la concorrenza è spietata
Numeri allarmanti: -49% su base annua
Nel mese di febbraio 2025, Tesla ha venduto in Cina solo 30.688 veicoli, registrando un calo del 49% rispetto allo stesso mese del 2024. Nonostante gli sconti e gli incentivi messi in campo dall’azienda, la strategia non sembra aver sortito l’effetto desiderato.
Il sorpasso dei produttori locali
Colossi come BYD, Nio e Xpeng stanno guadagnando rapidamente terreno, grazie a modelli più economici, spesso dotati di funzionalità tecnologiche avanzate e interfacce software native. Questi marchi sono in grado di adattarsi più rapidamente ai gusti e alle abitudini dei consumatori cinesi, offrendo un prodotto più localizzato e competitivo.
Tesla, invece, continua a scommettere su una filosofia di design e innovazione globale, che però potrebbe risultare meno efficace in mercati con dinamiche culturali e tecnologiche molto specifiche.
Le azioni Tesla crollano: una montagna russa inarrestabile?
Un titolo sempre più volatile
Dal gennaio 2025, il titolo Tesla ha perso circa il 38% del proprio valore, una performance deludente soprattutto se confrontata con gli altri big del settore tech. Il valore delle azioni è ora sceso sotto i 250 dollari, segnando uno dei punti più bassi dell’ultimo biennio.
Il crollo del -7,3% registrato ieri, segue una giornata anomala di euforia (+23%) dovuta a indiscrezioni su nuovi sviluppi nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, la volatilità estrema del titolo preoccupa analisti e investitori, che iniziano a interrogarsi sulla solidità strutturale del business Tesla.
Analisti sempre più scettici: tagli ai target price
UBS: “Domanda in calo, valutazione troppo elevata”
UBS ha ridotto il target price da 225 a 190 dollari, mantenendo un rating sell. Gli analisti parlano apertamente di preoccupazioni sulla domanda globale, e ritengono che l’attuale valutazione di Tesla sia ancora troppo alta rispetto alle reali prospettive di crescita, soprattutto se confrontata con gli altri membri del cosiddetto “Mag7” (le sette big tech USA).
Goldman Sachs: IA come potenziale scudo
Più cauta Goldman Sachs, che ha abbassato l’obiettivo da 275 a 260 dollari. L’istituto riconosce l’impatto negativo dei dazi e del rallentamento della domanda, ma lascia aperta una possibilità di ripresa nel lungo periodo, grazie ai progetti di intelligenza artificiale che potrebbero trasformare Tesla da semplice produttore auto a piattaforma tecnologica integrata.
Mizuho: fiducia nel mercato USA
Infine, Mizuho ha corretto la propria stima da 430 a 375 dollari, pur continuando a vedere margini di crescita importanti (+48%). Gli analisti si dicono convinti che Tesla manterrà la leadership nel mercato americano, dove gode ancora di una solida brand reputation e di un network infrastrutturale all’avanguardia, come quello dei Supercharger.
Tesla tra due fuochi
Una transizione difficile ma non impossibile
Il momento attuale per Tesla è senza dubbio critico: tra pressioni geopolitiche, concorrenza feroce, flessione delle vendite e turbolenze azionarie, l’azienda è chiamata a rivedere la propria strategia globale. La scommessa su una leadership nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità potrebbe rappresentare la chiave per differenziarsi dai competitor cinesi ed europei.
Musk alla prova del fuoco
Il carisma e la visione di Elon Musk, finora centrali nella narrazione e nella crescita di Tesla, potrebbero non bastare a garantire stabilità in un contesto economico sempre più complesso. Sarà fondamentale per l’azienda saper integrare tecnologia, produzione localizzata e adattamento culturale per restare rilevante su scala globale.

